Il Risveglio della Signorina Prim

<<Buongiorno, signorina.>>

<<Buongiorno, Giovanni.>>

<<Cappuccino?>>

<<Cappuccino.>> annuì. <<E un po’ del vostro eccellente prosciutto.>>

L’uomo la osservò perplesso.

<<Prosciutto? E’ sicura? Deve essersi sbagliata…>>

La signorina Prym lo guardò sorpresa. Aprì la bocca per replicare, ma poi accenno un sorriso confuso.

<<No, certo, Giovanni, che sbadata che sono.>>

<< Pane tostato con formaggio fresco e marmellata?>>

<< Benissimo.>>

La bibliotecaria si mise più comoda sulla sedia e socchiuse leggermente gli occhi. Era arrivata all’inizio di maggio, giusto in tempo per godersi lo splendore della primavera. Quella primavera che ogni anno inondava di fiori il Piano Grande di Castelluccio, un’enorme pianura racchiusa tra le montagne che si estendeva come un lago silenzioso a pochi chilometri da Norcia.

Su consiglio della proprietaria del suo albergo, una mattina la bibliotecaria era salita sull’altipiano e aveva contemplato la bellezza grandiosa di quello sterminato tappeto intessuto di migliaia di papaveri, piccole margherite, trifoglio e violette, denti di leone, ranuncoli gialli, rosa e rossi, genzianelle azzurre, campanule e molte altre specie di fiori selvatici.

Quella mattina la signorina Prim aveva camminato su quel tappeto e vi si era anche seduta, aveva passeggiato piena di meraviglia tra i fiori, si era inginocchiata e addirittura-chi l’avrebbe detto?- si era sdraiata. Da lì, con gli occhi abbagliati dal sole, aveva scorto Castelluccio, un paesino isolato che, simile a un regno perduto in una terra incantata, emergeva da quello splendore come un’isola dal mare.

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