La coppia è un corpo vivo: essere se stessi e insieme essere noi

“Poco conosciamo di cos’è e di cosa può essere davvero un matrimonio, è una relazione che va ri-conosciuta. L’incontro uomo-donna è fatto per il pieno compimento di sé, della propria felicità.   Si sottovalutano/nascondono le crisi e difficoltà che sono invece fisiologiche. Matrimonio è incontro di due differenze profonde. Oggi la relazione è paritaria ma serve una rinegoziazione continua su tutti i piani (su chi fa cosa) e questo appesantisce. L’innamoramento smussa le differenze, l’altro ci porta nel nostro futuro. Dopo alcuni anni vorremmo qualcuno di più simile a noi al nostro fianco.

Fasi differenti e cicliche si ripetono nella vita matrimoniale:

Innamoramento -> disillusione -> ristrutturazione

Nella vita ognuno ha un compito vocazionale personale: far fruttare le sue doti attraverso la propria creatività per tendere alla felicità. Nella vita di coppia questo va fatto tenendo conto che siamo in due. L’altro NON ha il compito di rendermi felice. Fare il tifo per l’altro perché attinga la sorgente della sua capacità creativa.

Oggi è impensabile proporre la coppia come luogo del dovere e/o del sacrificio di sé. Dobbiamo piuttosto fare appello al senso di una sfida buona: proprio questa persona mi sfida ad essere il meglio di me.

Ognuno di noi, fin da bambino, si modella in base alle aspettative che percepisce da parte delle persone che ama e da cui vorrebbe essere amato (ad es. il bambino buono, ma anche il bambino vivace, si comportano così per essere approvati dai genitori)

L’innamoramento è un fatto complesso, e ha una radice inconscia: percepire nell’altro una creatura complementare (es. partner introverso/estroverso) Nel tempo, proprio le caratteristiche per cui abbiamo scelto l’altro ( con la sua differenza)  ci stanno strette; vorremmo accanto qualcuno di più simile a noi, ci riavviciniamo alla nostra famiglia di origine (diversamente dal tempo dell’innamoramento, quando poteva sembrare più interessante la famiglia di origine del partner).

Perché il matrimonio prosegua e maturi bisogna passare dal tema della complementarietà a quello dell’alleanza. Bisogna accogliere dentro di sé  l’ambivalenza: vedere la complessità dell’altro, le caratteristiche positive e negative, quelle che potrebbero essere cambiate …e riscoprire e  rinforzare il cuore della relazione, che è racchiuso nell’origine della relazione stessa. La differenza complementare dell’altro è una sfida a completarmi nella parte che mi manca. Non delegare all’altro questa parte di sé, ma acquisirla per diventare persone più complete.

Nel confronto di coppia non esistono una ragione e un torto, ma sempre il confronto/scontro di due ragioni soggettive che devono imparare ad ascoltarsi e accogliersi.

Esistono nella vita di coppia dei torti oggettivi anche gravi (es. tradimento),  ma è sempre possibile tornare ad amarsi e perdonarsi se si arriva a capire come mai le cose sono andate in quel modo. I sentimenti d’amore sono sempre ambivalenti (nella coppia come con i figli). L’altro ha diritto allo sviluppo della sua personalità/vocazione. Imparare a mediare/perdonare/rilanciare … sviluppare sé stessi per essere affascinanti, belle persone,

desiderabili … facilitare l’innamoramento piuttosto che accontentarsi della  sopportazione reciproca.

La sopportazione e la rassegnazione sono posizioni passive. Quello che decido liberamente NON è mai sacrificale ma è frutto della mia libera scelta; se io scelgo e applico le mie risorse creative a quel rapporto,  non sarò mai infelice, neppure nella difficoltà.

A volte può anche essere un atteggiamento eroico, ma per il credente questo è pegno del fatto che l’altro è la sfida giusta per me, per la mia felicità.

Siamo sempre  liberi di amare l’altro, anche quando ci delude. Quando ci sposiamo promettiamo di essere fedeli sempre, nella buona e nella cattiva sorte … ciò significa anche se l’altro mi dovesse girare le spalle!

Nel film “Aladdin” della Disney Aladdin dice a Jasmine “Ti fidi di me? Allora salta!” Il matrimonio è un po’ questo salto nel vuoto, che si fa per fiducia, tenendosi per mano.

La fiducia è sempre un dono: non esiste nessuna possibile garanzia. Sta a ciascuno di noi scegliere liberamente se donarla e ridonarla all’altro ogni giorno.”

 

Dott.ssa Mariolina Ceriotti Migliarese

 

Articolo elaborato dalla dottoressa Valmori Elisa, revisionato dall’autrice, durante l’incontro telematico del 22 giugno 2020 organizzato dalla CICRNF

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