Commenti all’articolo “Ho abortito, ce l’ho col mio ragazzo e con il mondo intero”

 

Questo racconto (link) è la fotografia della situazione sessuale di moltissime persone. La contraccezione non mantiene quello che promette, anzi lascia il sapore amaro di chi desidera “emancipazione” e si ritrova a soffrire. La libertà sessuale della donna si costruisce sul modello maschile, ci si aspetta di sentirsi piene e appagate, ci si ritrova vuote e addolorate. Non si vuole la gravidanza, il nemico è ben individuato, e si comincia una lotta che sgretola la coppia: la contraccezione che calcifica una “mentalità contraccettiva” non lascia spazio ad errori e così anche l’aborto diventa una forma lecita di prevenzione. Ma l’aborto non è da considerare alla stregua di una scelta possibile poiché miete sempre due vittime, il bambino e la mamma, ed è solo la conseguenza finale di un percorso tortuoso che inizia ben prima.  Ormai i dati raccolti parlano chiaro, l’idea che la libera contraccezione fosse utile per diminuire il numero degli aborti è stata ampiamente disattesa: proprio perché qualsiasi metodo contraccettivo può essere fallace, diventa naturale ricorrere alla pillola del giorno dopo o all’aborto.

A proposito di questo scrive bene la nostra cara lettrice, Chiara:

L’autrice del racconto non contesta la contraccezione. Lei contesta la contraccezione consegnata alle sole donne con il carico fisico e mentale, la mancanza di piacere e di spensieratezza e la disparità che ne deriva: auspica che almeno gli uomini vivano le stesse situazioni.

Lei non contesta la contraccezione chimica in nome di una maggiore aderenza alla natura. Lei rifiuta pillola, IUD eccetera esclusivamente perché gliene derivano disturbi o rischi. Il preservativo lo rifiutano i suoi partner, non lei di principio. L’alternativa naturale applicata seriamente non la prende neanche in considerazione.

Lei non contesta l’aborto.
Lei prova rabbia e dolore e frustrazione per essersi dovuta trovare ad abortire e subirne le conseguenze devastanti. Mai mette in dubbio la sensatezza e l’accettabilità di tale decisione estrema. Mai prova un rimorso rispetto alla persona del figlio. Lei è arrabbiata perché deve portare il peso maggiore a causa della superficialità del suo uomo.

Lei non contesta la promiscuità sessuale.
Il diritto come donna a poter vivere la promiscuità sessuale con la stessa facilità di un uomo è il suo punto: lei vuole parità di responsabilità contraccettive per avere altrettanta parità nella sessualità (chiamiamola così) ludica e di svago. Mai formula una presa di coscienza sul legame sessualità-coppia-progettualità di vita.

La sofferenza psico-fisica conseguente alla pratica di una sessualità promiscua ed edonistica, contraccettiva ed abortista, lei la vive come un’ingiustizia, ma solo perché gli uomini, invece, non la provano e si possono permettere di praticare sesso a cuor leggero. Lei vuole questo tipo di parità! In conclusione, lei è altrettanto superficiale ed egoista quanto i suoi uomini.

Quindi la sessualità diventa un ulteriore terreno di conflitto e divisione tra i sessi in quella guerra che oggi pare ineluttabile.

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