Verginità e castità: scelte per una vita asettica o porte per la vera profondità?

Oggi vi presento “la sessualità dei fidanzati”, quella per gente “rock”.  Il linguaggio del corpo con cui si parlano le coppie caste è sensuale, nel senso che attraverso i sensi ci si sente. Esso si plasma all’interno della coppia stessa ed è altamente specifico. L’intento concordato è che “al dunque” non ci si deve arrivare, nè esplorare tutte quelle condizioni che permetterebbero di concludere inevitabilmente la faccenda in modo completo, ma tutto il resto è permesso, ed è fonte d’intesa. Lo stesso tipo di linguaggio è quello che usano o dovrebbero usare le coppie che scelgono i metodi naturali per evitare la gravidanza, vivendo un periodo di astinenza: in questo modo la coppia abita sempre “nel suo mondo”, anche quando non può assaggiare il frutto in mezzo al giardino. La ginecologa sessuologa Piera Di Maria, in conferenza, consigliava vivamente di non tralasciare tale modo di esprimersi perchè è segno di benessere di coppia e, mantenendo il totale rispetto per l’altro, si va ad incidere sulla sfera della sensibilità, quella che poi permette l’apertura totale nei confronti dell’altro. La dottoressa ha citato come esempio le donne affette da vaginismo: una carezza semplice per loro è già difficile da accettare se vissuta come preludio al rapporto sessuale; al contrario invece, quando è chiaro che il rapporto completo è escluso, le donne con questo tipo di problema si rilassano e si permettono di vivere l’amore al primo stadio, apprezzandolo. Pubblichiamo la lettera che ci ha mandato Maddalena, nome di fantasia, che ha scelto un fidanzamento casto per motivi non solo religiosi ma anche di rispetto totale per sè e per l’altro, soprattutto per l’Altro ufficiale, che sarà sancito col matrimonio.

Maria Dolores Agostini

Immaginate che qualcuno, all’inizio della vostra vita, vi doni in custodia dei soldi per comprare un solo vestito da indossare alla festa più grandiosa cui siete stati invitati a partecipare. Anche se nella mentalità consumistica cui ormai siamo abituati a vivere è difficile pensare di poter comprare un solo vestito da cerimonia, invito ciascuno a sforzarsi di fantasticare su quanto possa ritenersi prezioso quel dono in denaro che vi portate dietro fin da quando eravate bambini. Esso coincide con la responsabilità di scegliere il vestito giusto, perché è il solo che potrete comprare.

Ora, sarà ancora più ostile (almeno ai più) accettare che si è voluta chiamare in causa questa immagine per creare un’analogia con un dono ormai ritenuto decisamente fuori moda: la verginità.

Sono sicura di scandalizzare la maggioranza nel confermare che esiste almeno una persona che ha scelto di tenere in custodia quel dono in denaro (la verginità) fino a quando non è sicura di aver trovato il vestito giusto (l’uomo che decide di sposare) per partecipare alla festa più grandiosa (la sessualità, la consegna totale di sé all’altro).

E’ indiscutibile (le donne mi capiranno) che resistere all’acquisto di un vestito durante i saldi è una sfida difficile da vincere, ma perché buttare via quegli unici soldi che abbiamo accontentandoci di un vestito che non vorremmo tenerci nell’armadio per sempre?

Rimanendo all’interno della metafora, l’unica e grande differenza in fondo risiede nello scegliere la seconda tra queste due modalità: comprare più vestiti a basso prezzo, sperperando a poco a poco il proprio denaro per avere tanti capi tutti ugualmente indossabili, oppure aspettare di acquistare quell’unico vestito, preziosissimo perché a lungo ricercato e infine scelto per essere custodito, amato e venerato come solo una donna sa fare con il suo abito più bello e, sopratutto, più costoso.

Quella di cui si parla non è una sfida per gli eterni indecisi, gli impauriti, i bigotti o gli psicopatici, anzi è una gara cui è chiamato chi crede che nell’elezione, nell’unicità, nella preferenza trovi comoda dimora il desiderio che la propria sessualità sia libera e meriti di essere pienamente goduta nel robusto letto di una promessa, di un per sempre.

Le donne, in particolare, mi capiranno: non val la pena indossare l’abito più costoso e prezioso che teniamo in sacra custodia nell’armadio se non all’evento più importante.

E se non crediamo più nella bellezza di avere quel pezzo unico e insostituibile nell’armadio è perché abbiamo perso il gusto della buona stoffa.

 

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