Papilloma virus: facciamo chiarezza

 pubblicato su La Croce Quotidiano il 22/4/2017

Report ha sollevato un polverone riguardo al vaccino contro il papilloma virus, ora tutti si fanno molte domande in più di prima: era ora, è sempre bene porsi degli interrogativi e trovare le risposte che ci appaghino, soprattutto di fronte ad argomenti così controversi.

Innanzitutto è il caso di indagare su come avviene il contagio: si può tranquillamente considerare alla stregua di una malattia sessualmente trasmissibile, sebbene non lo sia stricto sensu, difatti il contagio, seppur remoto, può avvenire anche grazie al contatto con indumenti infetti.

Il virus, che si presenta in un numero molto vasto di ceppi, può convivere con l’uomo e non portare danno, ossia essere contenuto dal nostro sistema immunitario, alla maniera dell’Herpes labiale, in altri casi comporta patologie che si risolvono spontaneamente, più raramente comporta alterazioni delle cellule che si classificano in precancerose e, eccezionalmente, cancerose.

I giovani sono promiscui, i meno giovani altrettanto. Questo è il vero dramma che sta dietro alla scelta di diffondere un vaccino a tappeto. Nel libro di Thérèse Hargot, “una gioventù sessualmente liberata (o quasi)”, la sessuologa evidenzia come i ragazzi non vivano affatto col preservativo tra gli occhi, sebbene questo sia dappertutto (nel diario della Smemoranda di dieci anni fa c’era un preservativo che faceva un tête a tête con un peperoncino rosso ad esempio) e i casi in cui i contatti intimi siano privi di barriere sono più che frequenti. Cosa fare dunque? La soluzione è davvero il vaccino?

Abbiamo incontrato la ginecologa milanese Elisa Valmori che ci ha dato la sua opinione: «l’HPV ha una famiglia di virus di oltre 70 sottotipi e solo alcuni possono essere responsabili del tumore al collo dell’utero. Gli altri possono provocare i cosiddetti “condilomi” che possono essere un vero flagello, anche a livello anale oltre che genitale, sia per uomini che per donne, ma il vaccino per ora non garantisce una copertura assoluta. I due vaccini in commercio oggi in Italia sono il Gardasil e il Cervarix e sono destinati a suscitare la nostra risposta immunitaria contro 4 e 2 sottotipi rispettivamente (su oltre 70!) dell’HPV, quelli dimostrati a maggior rischio di provocare l’insorgenza del cancro della cervice.

In particolare, il vaccino Gardasil è tetravalente e protegge dai sottotipi 6, 11, 16, 18. Il vaccino Cervarix è invece bivalente e protegge solo per i sottotipi 16 e 18».

La raccomandazione ad effettuare tutti gli accertamenti di screening resta assolutamente valida anche per chi si sottopone al vaccino, dunque, e si può leggere direttamente dal riassunto delle caratteristiche del prodotto del vaccino Gardasil, disponibile online sul sito dell’EMA (European Medicine Agency, l’ente europeo 22di controllo dei farmaci).

La prevenzione è la vera arma ma si esplica su più piani: prima cosa l’educazione ad amare se stessi e gli altri, “perché voi valete”. Secondariamente, è necessario insegnare l’ABC- abstinence, be faithful, condom- ovvero trasmettere l’importanza della sessualità che va ricercata all’interno del giardino privato della relazione stabile. Terzo: insegnare alle ragazze a conoscere l’andamento del proprio ciclo mestruale: la registrazione del sintomo della fertilità, ad esempio seguendo il metodo Billings, permette alla donna di riscontrare una alterazione dei segnali in presenza di alcune patologie genitali, dalle più banali quali un polipo cervicale alle più severe come appunto il cancro della cervice.

Insomma, solo grazie a buone norme di vita e anche norme igieniche già si riducono drasticamente i contagi. L’ideale dunque è intraprendere uno stile di vita senza rapporti a rischio, come del resto per altri virus come l’HIV. Non ultimo per importanza, lo screening attraverso il pap test, che andrebbe davvero diffuso largamente. Insomma, niente è a costo zero: sarà sicuramente più impegnativo modificare il clima culturale che immunizzare con un vaccino, ma da una parte si costruisce una società civile, dall’altra una società deresponsabilizzante: si sarebbe portati a pensare “ho fatto il vaccino sono libero di sperimentare”; quanto meno si proceda di pari passo nell’agire sulla sfera educativa e nella scelta della vaccinazione.

Bisogna poi sincerarsi che il vaccino sia effettivamente efficace e valutare le interazioni e gli effetti collaterali, su questo punto dunque la ricerca non può permettersi tregue e la comunità scientifica è pregata di renderci tutti edotti delle verità a sua disposizione, e, soddisfatte tutte le perplessità, ognuno sceglierà per i propri figli con maggior convinzione e coerenza possibile.

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