Dichiarazioni post fertility day

pubblicato su La Croce Quotidiano il  22/10/16

Sono state presentate in Senato lo scorso 11 ottobre ben 5 mozioni riguardo il fertility day, che viene bocciato.

La Presidente della Commissione Sanità del Senato, De Biasi, riassume laconicamente il nuovo spirito motore dell’iniziativa: <<credo che la parola “fertilità” si possa lasciare a una parte della letteratura scientifica.  Credo, viceversa, che il termine opportuno sia “salute riproduttiva” delle donne e degli uomini>>. Cosi si sancisce definitivamente il declino dei buoni propositi del fertility day, che lo avvia a trasformarsi in “sterility day”, come lo definisco senza mezzi termini. Si perché è evidente che si punta al guadagno, è la sterilità delle coppie a produrre finanza, non la condizione fisiologica di chi può concepire naturalmente. Da ora in poi si può affermare sostenuti dal Senato che <<c‘è diritto alla genitorialità>> come ha concluso la Presidente.

Abbiamo chiesto cosa ne pensano i piani alti dei metodi naturali, ai quali è toccato ritirarsi lo scorso 22 settembre, che ho ragione di credere verranno estromessi totalmente dalla giornata il prossimo anno, in particolare abbiamo dato voce alla dottoressa ginecologa Emanuela Lulli, presidente dell’Amamb, associazione Marche-Abruzzo di metodo Billings, consigliere per Scienza&Vita che si esprime con rammarico: <<secondo me la parola che ha scatenato astio e ira dal mondo politico ed intellettuale è stata proprio “fertilità”. E’ un concetto talmente semplice e naturale che ha stimolato reazioni aggressive veramente spropositate.

La campagna pubblicitaria che sicuramente era da migliorare ma che io personalmente non ho trovato offensiva,  come ho detto i primi di settembre in un comunicato di Scienza e Vita, è stata solo un pretesto per diffondere ancora mentalità anti-life. Il progetto del ministero elaborato più di un anno fà, corposo ed articolato, con proposte al mondo medico, politico e sociale, immagino non sia stato neanche letto dai detrattori della giornata della fertilità.>>

Ma appunto il discorso emergenza denatalità per cui è partito il fertility day in realtà non è solo relativo all’età over time, come la clessidera delle pubblicità faceva pensare, infatti la dottoressa continua: <<per noi medici specialisti e di medicina generale la sterilità di coppia è una emergenza sanitaria su tutto il territorio e negli ultimi anni abbiamo visto crescere il numero di coppie avviarsi verso percorsi di PMA con più fallimenti che successi. Vediamo i costi enormi sia in termini relazionali (con crisi all’interno delle coppie ) sia in termini economici sul bilancio del sistema sanitario nazionale, sia in termini soprattutto di “babies in arms”, bambini in braccio. Infatti, numeri alla mano, la percentuale effettiva di embrioni che vedono la nascita rispetto a quelli costruiti in laboratorio, arriva appena a sfiorare il 10% !>>

Non è che dietro questo cambio di rotta ci saranno interessi economici?

<<Nessun altro percorso medico sopporterebbe percentuali così basse di successo ed efficacia>> sentenzia la dotoressa ragionevolmente e dice <<è per questo motivo che al fertility day del 22 settembre era presente il mondo medico universitario e di base da tutta la penisola.

Ho toccato con mano, quel giorno e i giorni successivi, il potere della censura. Noi associazioni di volontariato, che per mesi avevamo lavorato per essere presenti nelle piazze italiane con stand di promozione  di conoscenza della fertilità, abbiamo subito una battuta d’arresto all’ultimo momento.

Come avrete visto, addirittura il logo è stato cambiato all’ultimo momento, il primo era sicuramente più esplicativo, cosa c’è di più naturale di una cellula uovo fecondata da uno spermatozoo all’interno di un cuore che parla d’amore? E invece che cosa c’entra un nastro rosso annodato?

Il 22 settembre il ministro a Roma ha fatto un bell’ intervento  improntato su bei progetti e sulla reale lettura della denatalità del nostro Paese….peccato che abbia pronunciato pochissimo la parola magica ” fertilità “. All’improvviso anche sul logo si è parlato solo di generica “salute”. >>

Mi raccontava la dottoressa che all’università presentandosi agli esami dicendo che l’embrione non è vita, si sarebbe ottenuta una sicura bocciatura, quindi anche qui è tutta questione di parole comode da usare, concetti ideologici da inculcare, ripetendoli per farli “diventare” verità.

<<Chi ha paura della bellezza della fertilità? Chi ha paura di chi vuol diffondere il sacrosanto diritto delle donne a conoscere la propria fertilità per preservarla ed amarla? Per noi medici l’unica regola aurea è conoscere per prevenire.>>

Adesso che il Senato della Repubblica ha stravolto sia il nome sia il senso profondo della giornata in favore delle donne e degli uomini ci viene da chiederci perchè il ministro Lorenzin non abbia difeso la sua “creatura”e lo spirito autentico della giornata, come ben  scritto nel corposo progetto dello scorso anno.

Al riguardo la dottoressa conclude <<credo che adesso il ministro Lorenzin è ad un bivio: o accetta la deriva autoritaria che le è stata imposta, e che le mozioni approvate in Senato hanno avallato o, in maniera coerente, decide di lasciare una compagine governativa alla quale ormai sembra del tutto estranea: prevarranno le ragioni della ragione o quelle della poltrona?>>

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