Fertility day 2

pubblicato su La Croce Quotidiano il 28/9/16

E se… i villaggi per la fertilità fossero stati allestiti?

In occasione del primo fertility day erano stati pensati dal Ministro Lorenzin i villaggi per la fertilità, luoghi fisici dove volontari del mondo dei metodi naturali avrebbero potuto incontrare le persone per strada e informarle riguardo la salute riproduttiva e, sebbene tutti fossero attrezzati, non sono stati realizzati per revoca istituzionale.

Saremmo state lì per tutti, noi insegnanti, a rispondere alle più disparate domande, a donare gratuitamente la nostra serietà, senza pretendere in alcun modo di chiarire tutti gli innumerevoli problemi esistenti a carico del sistema riproduttivo in caso di sterilità, ma sicure di poter mettere una pulce nell’orecchio che c’è un mondo nascosto, un mondo buono, quello dei metodi naturali.

Quando una cosa è buona si sente, è nelle nostre corde, fa per noi.

L’essere umano ha idea di ciò che è bene perchè lo sente in modo archetipico attraverso l’anima, per questo la bontà di qualcosa si percepisce, si risveglia la coscienza sopita per la freddezza che ci mettiamo addosso da soli a strati sottili, piano piano, poi sopra ci mettiamo un po’ di distacco, un po’ di diffidenza ed ecco che il calore del nostro fuoco intimo diventa impercepibile anche a noi stesse. Arriviamo a non accogliere più, non generiamo più né figli né persone, tanto meno generiamo noi stesse, ma basta una scintilla, a volte, e torniamo a volerci bene.

Esiste, si, il problema dell’orologio biologico per chi non si è ancora organizzato, ma esistono tantissime coppie che faticano a concepire, e il metodo Billings che può fare la differenza, non è abbastanza conosciuto. Sospetto addirittura che ci siano lobby interessate a lasciarlo all’elitè, altrimenti non trovo spiegazione di tanto confinamento.Venendo a contatto con donne che hanno vissuto la Pma, che riferiscono di aver dovuto uccidere parte di loro stesse per accettare certi trattamenti e non vedono più possibilità per concepire, od anche donne che la credono essere l’unica strada per loro senza averla ancora accettata, io ho percepito tanta paura e, sebbene guidate dai più nobili propositi, come quello di accontentare il marito che ha sempre desiderato un figlio o assecondare il loro istinto materno infinito, provare tanta paura non è naturale né giusto. Se poi nemmeno l’intrapresa strada funzionasse (il 96% di risultati positivi si hanno dopo 16 (ben 16!) cicli inferti alla coppia) si entra nel turbine psicologico del sentirsi inadeguata, sbagliata, subentra lo stress, l’insoddisfazione, la frustrazione che ledono la coppia, si interpongono inevitabilmente nel rapporto con la medicalizzazione della vita di coppia, e quella che è la cosa più naturale del mondo diventa la più artificiale a scapito della bellezza della sessualità.

Così se grazie ai villaggi per la fertilità anche una sola persona avesse deciso di seguire i metodi naturali, già ci sarebbe bastato, con la logica di chi salva una vita salva il mondo intero, senza autoesaltazione o autoreferenzialità, ma con spirito missionario, perchè riflettiamoci un momento: in un ciclo di Pma, oltretutto, si perdono embrioni, (bambini!) e facilmente se ne abortiscono altri, visto che la implantation window non coincide con il giorno in cui vengono messi in utero, a 72 ore infatti l’utero non è ricettivo e così via. Ma l’importanza dei metodi naturali non sta solo in questo ambito: infatti il metodo Billings, ovviamente accettato dalla Chiesa per regolare le nascite, in realtà è un metodo didattico di per sè, che ha da insegnare a tutti per lo stile di vita che richiede, ossia condivisione delle scelte, impegno e responsabilità di coppia, oltre a donare molta libertà che valorizza il piacere naturale e totale nella donazione di sè, senza considerare oltretutto che si viene catapultati direttamente nella sfera delle domande ontologiche. Il rispetto è alla base, quello per la donna, per l’uomo ma anche per la coppia intesa come organico, rispetto per la natura umana e la naturalezza dell’incontro sessuale, per rinsaldare l’unione al fine di poter essere più forti insieme nelle tempeste della vita. Il dono che Dio fa alla coppia nel talamo, ci crea insieme ogni volta, scolpisce la coppia in un capolavoro sempre irripetibile, che è il significante e significato del rapporto sessuale: ogni unione indivisa da mezzi è comunione e potenziale procreazione di un individuo unico per quel particolare incontro, e il fatto che avvenga eventualmente in periodo infertile non è meno generativo, l’educazione sessuale può così veicolare sani valori di valenza antropologica, uscendo dalla logica della sola igiene sessuale propinata comunemente, per entrare nell’idea della gestione consapevole della sessualità.

L’amore per se stesse si può insegnare fin dall’infanzia grazie alla trasmissione del concetto di fertilità, fecondità e vita insite nella finestra fertile femminile, se mi conosco infatti mi amo di più, o forse mi amo meglio, perchè non mi è estranea la biologia e la fisiologia che sono io stessa, conseguentemente mi rispetto di più. Proprio per questo speravamo che, grazie all’intuizione delle istituzioni sfociata nel fertility day, le mamme che fossero passate al gazebo avessero preso a cuore il futuro delle figlie e si fossero sentite loro in prima linea insostituibili in questo compito.

Quello che non è stato permesso che il fertility day quindi facesse, è iniziare a mettere in giro certi termini che pian piano andassero a depositarsi sul piatto quotidiano mediatico italiano, per poi prendere sempre più spazio per creare una mentalità, e a quel punto i metodi naturali sarebbero stati   alternative classiche, ovvie, scontate.

Ma dir che se ne voglia, il problema è culturale, quercia rigogliosa nella nostra società, e il femminismo degli anni settanta non l’ha che nutrito, seppur idealmente avrebbe potuto abbatterlo combattendo il tabù (suonerà strano ma è di tabù che parliamo davvero!) di affrontare tematiche che ci ricordano i nostri tanto combattuti limiti, che portano assai frutto se opportunamente accettati ed interiorizzati. E’ la solita tiritera vecchia come il mondo, non accettiamo i nostri limiti imposti dalla natura, combattiamo contro i mulini a vento con tutte le nostre deboli forze per trascendere l’uomo, non si cerca la Verità e “verum est factum”, la meccanicistica tecnocrazia. Il risultato è inevitabile, la decadenza, l’appiattimento del pensiero e confinamento al mondo sensibile con chiusura alla trascendenza spirituale, investimento inutile nella trita quanto priva di fondamento lotta per la libertà dell’uomo che non è vera libertà, è libertà surrogata nata da un utero in affitto. La conferma che questo è vero è venuta dal Ministro: un accenno alla fertilità con le campagne pubblicitarie, la repentina ritirata e la modifica del logo, laddove campeggiava la parola fertilità ora un più politicamente corretto “salute”.

(metterei le due immagini a confronto)

Chi ha creduto nel fertility day ci ha creduto davvero e per fare un esempio citiamo il Centro Medico San Giuseppe di Lucrezia che avrebbe fatto da capofila a molti centri attivi in Italia, esso era stato accreditato presso il Ministero della salute con la concessione dell’utilizzo del logo ufficiale del Ministero con  tre progetti:

  • porte aperte alla fertilità: consulenze gratuite sui temi riguardanti la fertilità in varie branche della medicina specialistica;
  • …anche per lui: incontro formativo per pediatri e medici di base sulle tematiche maschili;
  • preservare e promuovere la fertilità: convegno di formazione per medici di base, ginecologi, andrologi, urologi, endocrinologi, ostetriche ed insegnanti dei metodi naturali.

Mi soffermo sul secondo punto in quanto il tema scotta: in caso di coppia ipofertile si prende la donna e la si rivolta come un calzino con analisi più o meno invasive… e l’uomo? Prima c’era la visita di leva che svelava eventualmente qualcosa, ora non c’è più nemmeno quella, e l’uomo è abbandonato a se stesso. Infatti il fattore di infertilità maschile è molto diffuso attualmente a causa delle diffusissime plastiche alimentari al bisfenolo ad esempio, alla presenza di contaminanti e conservanti nei cibi e stili di vita sbagliati in generale. Anche la attuale dibattuta cannabis ha effetto negativo sulla fertilità. Può succedere che si inviino le coppie alla Pma senza valutazione andrologica o al massimo all’uomo viene fatto eseguire un semplice spermiogramma da cui non si evince il quadro completo della salute riproduttiva dell’uomo.  E l’ipogonadismo? E l’hpv che non riguarda solo le donne e legandosi alla testa degli spermatozoi può provocare aborti? Qualcuno ha mai sentito parlare di male test? In molti casi basterebbe una ecografia, ma c’è molto di più che demandiamo agli esperti. Il concetto che spero passi è che l’infertilità di coppia può dipendere dall’uomo e che questo concetto in piazza è pressochè inesistente e nei villaggi per la fertilità se ne sarebbe sicuramente parlato. Quindi tutta l’acqua buttata sul fuoco dell’orologio biologico citato negli spot del fertility day ha spento anche le fiammelle che riguardavano altri campi, sebbene il discorso età fertile sia da sottolineare. Infatti nei villaggi per la fertilità avremmo fatto sapere che l’età materna al primo figlio è tra 30 e 39 anni e non è mai stata così avanzata nella storia (54,1% delle madri), solo negli ultimi 50 anni si sono visti i problemi riguardo le disfunzioni riproduttive e le patologie ostetriche che ne derivano, la scienza non era edotta al riguardo!

Il circolo vizioso inoltre porta ad avere maggiori costi sanitari, come ad esempio la cura dei prematuri che più facilmente nascono da madri che concepiscono in età avanzata. Questo tema che si è rivelato essere mediaticamente scomodo, non per questo è dichiarabile falso. Noi donne per prime dobbiamo alzarci e pretendere che sia difeso il valore della fertilità, perchè si arriva all’assurdo come la tecnica proposta da facebook o apple alle donne lavoratrici nei loro uffici, denominata social freezing (tecnica di congelamento degli ovociti per disporne in età più avanzata, quando le donne siano, lavorativamente parlando, meno interessanti perchè meno produttive), che è abominevole. Tra l’altro non sappiamo cosa succederà agli ovociti stando crioconservati! Noi che nasciamo romantiche, dolcemente sentimentali, squisitamente sognanti atmosfere favolistiche, affini alla logica del cuore pascaliana, ci ergiamo a combattere il nostro valore più intimo che è l’accoglienza che ci apre alla relazione, che vince il mondo sterile dell’individualismo che è solitudine in potenza di divenire.

Il fertility day è stato un tentativo di cambiamento culturale in favore della vita, della fecondità, per un mondo più accogliente.

Ci si prodiga tanto per promuovere iniziative di dubbia validità in questo tempo di relativismo in cui tutto viene messo in discussione, la “urgentissima” legge Cirinnà né è un esempio, ma per una cosa così semplice, naturale, senza controindicazione e universalmente utile, si devono scalare montagne altissime. Dopotutto nessuno protesterà oggi per “la giornata della contraccezione”,   conviviamo con la mentalità contraccettiva e non suscita fastidi, questa è parte della normalità.

Ma nella logica di Dio il sacrificio non va mai in scadenza: poichè ne tiene sicuro conto possiamo stare certi che tutta questa movimentazione attorno al fertility day darà il frutto a suo tempo, continuiamo a lavorare e avremo presto nuovi affidatari.

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