Fertility day

pubblicato su La Croce Quotidiano il 24/9/16

Il Fertility Day è nato come “giornata di informazione e formazione sulla fertilità”, nell’ambito delle iniziative previste nel Piano Nazionale per la fertilità, come si evince dall’invito ricevuto dalle associazioni per i metodi naturali dislocate in tutto il territorio nazionale, che portava in calce la firma del Ministro della Salute.

I miei occhi di insegnante di metodo Billings hanno cominciato a luccicare: ci stavano offrendo la possibilità di far conoscere ai più il profondo valore dei metodi naturali. Finalmente le istituzioni avevano percepito quello che noi insegnanti abbiamo sempre annasato: il profumo della bellezza insita nella conoscenza della fisiologica fertilità femminile.

Io lo definisco “volontariato qualificato” quello delle insegnanti, fatto per spirito missionario, per passione, per piacere, per  “spirito di cordata” e solidarietà tra donne, e questa occasione apriva le porte alla diffusione capillare di quella che per quasi tutti sarebbe stata una novità. Invece in un battibaleno tutte, e sottolineo tutte, le porte si sono chiuse e di “informazione e formazione” auspicate non sono rimaste nemmeno le briciole.

All’inizio, quando venne confermato il nuovo evento ministeriale, la lettera che è stata indirizzata a noi insegnanti di metodo Billings dall’AMaMB, associazione marchigiana,  recava nell’incipit la parola chiave “opportunità”  naturalmente intesa come possibilità, circostanza favorevole per diffondere quello in cui crediamo, invece nell’ultima lettera del Ministero per ragioni di “opportunità e sicurezza”, ovvero con la stessa parola ma con significato evidentemente diverso, siamo state liquidate.

Da molto tempo eravamo a conoscenza del desiderio del Ministro di partorire un Fertility Day che inizialmente sarebbe dovuto cadere nel mese di maggio. Per ragioni che ignoro è stato fissato per il 22 settembre e lo spirito con cui è nato era questo: fare il regalo della conoscenza della salute fertile a tutti, a chi frequenta le strade e le piazze, al ragazzo, alla nonna e chiunque fosse passato in quel giorno, dando informazioni da personale puntulmente formato e non improvvisato.

Ci avevano quindi chiesto di presidiare quante più piazze possibili con gazebi che prima sarebbero stati forniti, poi no, con brochure autoprogettate e finanziate dall’associazione con i pochi fondi disponibili (le insegnanti di metodo Billings non hanno mai percepito nulla per le sedute), si pensava di organizzare una gara di orienteering per coppie, un convegno con i ragazzi dell’ultimo anno delle scuole secondarie di secondo grado e uno più specifico per coppie tenuto da medici autorevoli del settore impegnati con Scienze&Vita o col Policlinico Gemelli, nomi importanti e conosciuti, e si è dato spazio alla fantasia.

Io personalmente mi occupavo della zona dell’urbinate e limitrofi ed ho provveduto prontamente a contattare i comuni per sapere come avessero intenzione di comportarsi, se avessero ricevuto e risposto alla mail dell’ANCI, grazie alla quale si sanciva l’adesione all’iniziativa ministeriale, e per offrirmi come coordinatrice dell’evento. Dopo molte telefonate a vuoto, finalmente l’illusione comincia, la proposta è stata accolta, e dopo vari scambi di mail sembrava quasi tutto organizzato. Addirittura l’amministrazione di Urbino sembrava entusiasta dell’iniziativa al punto di voler cercare risorse per stampare magliette, anche se, col senno di poi, ho ragione di credere che avessero portato avanti l’evento senza capirne fino in fondo la validità, dato il fatto che non appena si sia alzata la nebbia delle polemiche abbiano fatto subito marcia indietro. Abbiamo cominciato a respirare vento di ritirata in tutti i comuni sempre più definitamente, fino al messaggio finale dell’amministrazione che mi informava dell’inabissamento dell’iniziativa. Ecco dunque la delusione per un sovvertimento così veloce. Il contrasto troppo forte tra la luce e l’improvviso buio ha suscitato in me qualcosa di opposto rispetto allo spirito iniziale, qualcosa di amaro.

A dirla onestamente, non tutti sono a conoscenza del fatto che c’è un’età fertile a scadenza, anche perchè la mentalità contraccettiva di cui siamo imbevuti ci porta a difenderci spontaneamente dalla possibilità di avere figli. Volendo vedere del buono ad ogni costo, questo scompiglio in parte ha ottenuto l’effetto desiderato, e cioè che se ne sia parlato, ma se si parla di salute sessuale e riproduttiva di donne e uomini, non si può non parlare di metodi naturali… la diagnostica tramite metodi naturali ha basi scientifiche, prevenzione a costo zero, e non solo per lo studio della sterilità di coppia. Ci sono testimonianze di donne che grazie alla conoscenza del proprio corpo, di ciò con cui abbiamo contatto ogni giorno, naturalmente, quotidianamente, sono riuscite addirittura ad individuare anomalie che si sono rivelate essere un cancro. Una donna che si conosce aiuta i medici! Non a caso il titolo che era stato scelto per la giornata nella nostra provincia era “La fertilità, questa sconosciuta. Conoscenza e Prevenzione: un binomio vincente”. Ma tutto questo non è emerso, è ancora patrimonio per pochi, la collettività tutta non sa di poterne beneficiare e non lo saprà sicuramente attraverso il Fertility Day che è diventato foriero di neofiti alla fecondazione artificiale, e il sospetto che questo accadesse noi lo avevamo fin dal principio. Durante i cicli di Pma la coppia non è attiva al fine di concepire, è passiva, subisce, non sono loro i protagonisti della ricerca e capita addirittura che vengano inviate coppie a fare il ciclo senza aver fatto almeno il tampone vaginale e cervicale, e la gente non lo sa, l’informazione corretta arriva difficilmente.

Dal ’78 il trattamento della sterilità di coppia tende ad una medicina della riproduzione che non cura più, si aggira per così dire il problema che ostacola il concepimento, inviando le coppie direttamente alla Pma, e così facendo si sovverte il significato culturale della medicina stessa che nasce per curare.

Il metodo Billings per la ricerca della gravidanza sta dando ottimi risultati, percentualmente paragonabili con quelli della Pma, questo perchè è stata studiata e validata la correlazione tra muco e ormoni ed è massimamente affidabile perchè il sintomo non mente, non tradisce, basta solo imparare correttamente ad interpretare il suo linguaggio, unico per ciascuna donna.

Che poi quando si parla di salute e se ne parla nel modo giusto, vengono fuori notizie di importanza fondamentale, come ad esempio il fatto che il fattore di infertilità dipendente dalle disfunzioni alla cervice è il meno tenuto in considerazione, che è invece molto diffuso anche in donne che abbiano usato lungamente la pillola. Il muco cervicale è infatti un fattore fisiologico di fertilità fondamentale, senza di esso non c’è possibilità di concepire, e siamo sicuri che tutti lo sappiano? Con i metodi naturali questa difficoltà verrebbe sicuramente riscontrata, dando alla coppia la possibilità di agire opportunamente per migliorare la situazione.

Tuttavia è doveroso sottolineare che l’osservazione del sintomo del muco è utile in tutte le fasi della vita fertile della donna, in età adolescenziale, nella maturità, nel corso dell’allattamento, nella pre-menopausa o anche nelle circostanze legate al precedente uso di contraccezione ormonale; insomma affidarsi al metodo Billings non costa davvero nulla e si ha solo da guadagnare.

Per tutto quanto sopra esposto, ribadisco di essermi sentità profondamente disorientata di fronte alla scelta del Ministro di ritrattare riguardo al progetto, e mi sono più volte interrogata se sia stato il polverone sollevato sui social a indurre tale scelta o sia stata tutta una macchinazione politica incomprensibile dalla mia posizione. In ogni caso entrambe le eventuali motivazioni non mi convincono, non mi soddisfano né da insegnante né tanto meno da cittadina, anzi, mi sono sentita presa in giro nella mia buona fede e non ho trovato in questo atteggiamento la più piccola ombra di serietà e rispetto per il nostro tempo donato per l’organizzazione della giornata. Socraticamente so di non sapere, forse nel tempo avrò qualche, seppur sicuramente triste, spiegazione.

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